Ulivi in prosa

 

Guardo gli ulivi come, sin da bambino, guardo le nuvole, alla costante ricerca di immagini, assonanze, forme. Aspetto che mi parlino, e loro puntualmente lo fanno. Mi parlano con le loro forme sofferte, vissute, figli di una terra secca, aspra e scura ma che sa donare frutti meravigliosi e pregiati e il loro succo color dell’oro.
Ho girato per anni tra le campagne della Puglia, dal sud barese al salento alla ricerca costante delle forme più bizzarre e ricercate, alla ricerca in realtà di emozioni sempre più forti che a volte sembrano togliere il respiro.
Ma non è stato sempre così, tutto questo ha avuto un inizio…
Tra le campagne di Monopoli Il mio sguardo sorvola i fusti slanciati dei giovani ulivi e viene immediatamente rapito da quelli che han conosciuto secoli passati. Li guardo nella loro imponente bellezza e immediatamente mi lascio affascinare, ma in realtà distrarre e sconfiggere, dalla loro maestosità, dalle forme a primo acchito anonime ma improbabili in qualsiasi altra specie d’albero.
Come sculture che ritraggono la storia dei nostri contadini, svelano i loro stessi nodi nel corpo, nelle dita, nelle mani, entrambi aggrappati a questa terra difficile da cui a volte sembrano voler fuggire, sotto un cielo avaro di lacrime fecondanti, a volte soffocante e opprimente nella torrida calura estiva. Eppure loro sono lì, sofferenti ma mai vinti.
Impugno la mia fotocamera, inquadro, scatto… nulla. Foto inutili, non dicono nulla, gli ulivi conservano intatti i loro segreti. Sconfitto, depongo la mia macchina fotografica, mi avvicino con rispetto ad uno di loro, come ci si avvicina ad un anziano saggio, silenzioso e immobile, lo tocco, lo accarezzo. Il tronco irregolare e poderoso sembra voglia comunicarmi qualcosa… entro nel suo grembo scavato dal tempo e vedo le stagioni susseguirsi, vedo le dure lotte per la sopravvivenza, sento in me quella sofferenza!

Percorro con lo sguardo le sue radici, il tronco e poi su verso la folta chioma e vengo pervaso da una emozione incontenibile! Come tante braccia protese al cielo, è il tronco di questo albero! Vuoto al centro, mi mostra la sua intima meraviglia! Riprendo in tutta fretta la mia macchina fotografica, quasi temessi di perdere quell’attimo meraviglioso, imposto tempi di scatto, diaframma e sensibilità, un breve ritardo di scatto, la poggio per terra al centro dell’albero, premo il pulsante di scatto e dopo pochi secondi raccolgo il frutto della mia scoperta: ecco dove gli ulivi celano il loro segreto! Il segreto è l’amore!
E per amare devi entrare in intima connessione, lasciare che l’altro trovi spazio in te, amare la sua storia, il suo dolore, il suo vuoto, sentirlo in te, sentirlo tuo.
Da quel momento i miei occhi non han più visto le stesse anonime forme: ed ecco una donna distesa con la mano sul volto, un serpente che mi si staglia contro con la bocca aperta, atavica visione di un paradiso perduto per sempre, un bimbo, e poi un abbraccio, e una donna che sembra arrampicarsi, e la testa di un geco, un alieno, un abbraccio, una tartaruga, e poi… e poi l’infinito…
Allora ho capito che si trova solo ciò che si vuol cercare, e lo si trova solo se sì è in ascolto e si sa dove cercare.

V.P.

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Ulivi in prosa è un libro. O meglio, il progetto di un libro di fotografie sugli ulivi.


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